a Roma i Volti dei “cittadini del Mare”

Le fotografie dei pescatori artigianali, testimonianza di una collaborazione sempre più stretta fra pescatori e Aree Marine Protette, sono esposte fino al 20 ottobre nella mostra “Cittadini del mare”, al Museo di Roma in Trastevere. Esposte 50 suggestive opere del fotografo romano Carlo Gianferro per l’esposizione realizzata dal WWF Mediterraneo al termine del progetto finanziato dalla Ue- FishMPABlue2, che vede come capofila Federparchi e che in tre anni di attività ha realizzato un lavoro di raccordo fra gli enti gestori delle AMP e i pescatori, sperimentando nuove forme di collaborazione e partecipazione nelle aree marine. L’esposizione è frutto del lavoro durato 9 mesi portato avanti da Gianferro che ha catturato la vita quotidiana dei pescatori artigianali che operano in quattro diverse aree marine protette: Telascica in Croazia, Cap Roux in Francia, Zante in Grecia e Isole Egadi in Italia. Nelle immagini scaturite da questo ‘microcosmo’ emerge il rapporto simbiotico tra pescatori artigianali ed ecosistemi marini e soprattutto, l’importanza centrale del loro ruolo per la tutela e la conservazione del nostro patrimonio più grande, il Mar Mediterraneo. Il Mar Mediterraneo è spinto ai limiti delle sue possibilità, la piccola pesca artigianale è parte di questo “ecosistema allargato” e quindi anch’essa una quotidianità che rischia di scomparire. Per Federparchi e WWF è proprio da loro, pescatori e pescatrici artigianali, che si può ripartire, rendendoli motore del cambiamento per la ridefinizione di un futuro sostenibile e di convivenza tra l’uomo e la natura. A completamento della mostra sono state realizzate anche 20 ‘video-pillole’ girate in 6 paesi mediterranei i cui i pescatori (e pescatrici) raccontano cosa significa per loro il Mediterraneo.FIRENZE: IL RESTAURO DEL “GIUDIZIO” DEL BEATO ANGELICOA Firenze celebrazioni per i 150 anni del Museo di San Marco. Per l’occasione è stato presentato il restauro del Giudizio Universale del Beato Angelico realizzato grazie ai contributi del Rotary Firenze Certosa e di altri club rotariani. Il dipinto è da sempre uno dei preferiti e più largamente popolari dell’Angelico, ma non è realmente conosciuto, nel senso che è ancora carico di interrogativi e domande senza risposta. La particolare forma trilobata, in alto, ancor oggi non ha spiegazioni certe. Anche il soggetto dell’opera è particolare: è un’insolita visione del Giudizio Finale. Vediamo il Cristo giudice in tutta la sua gloria, attorniato da angeli, in un cerchio celestiale che domina dalla sommità. La mano destra levata del Cristo invita i fedeli risorti verso i cancelli della Gerusalemme Celeste; la sinistra volta verso il basso consegna i peccatori alle fauci pietrose dell’Inferno. La Madonna e San Giovanni Battista sono raffigurati come intercessori in una posizione straordinariamente prossima al Figlio. Tra le novità l’inserzione di personaggi del Vecchio Testamento – Adamo, Abramo, Mosè, Abele, David – accanto agli apostoli e ai santi fondatori degli Ordini nel tribunale del Giudizio. Il Giudizio Universale, databile tra il 1425 e il 1428, fu probabilmente eseguito per la cappella maggiore della chiesa di Santa Maria degli Angeli. Verosimilmente fu Ambrogio Traversari, frate e più tardi priore di Santa Maria degli Angeli, studioso di patristica, l’ispiratore del programma iconografico del Giudizio. Le iniziative per la celebrazione dei 150 anni del Museo proseguiranno il 15 ottobre con la ricollocazione e la presentazione del restauro di un’altra opera del Beato Angelico la “Pala di San Marco”. A fine ottobre alcune celle del museo ospiteranno un’inedita installazione di arte contemporanea. Prosegue inoltre fino al 6 gennaio la mostra “L’Annunciazione di Robert Campin. Un illustre ospite dal Museo del Prado per i 150 anni del Museo di San Marco”.VENEZIA, DNA ARTISTICILa Biblioteca Nazionale Marciana di Roma ospita, nelle sue sale monumentali, fino al 4 novembre, la mostra “Portfolio – Genealogies”, che comprende opere grafiche, dipinti, opere fotografiche e un’installazione, di tre artisti originari di diversi continenti e background culturali che vivono principalmente in Germania: Kevin Clarke (1953- New York), Jiny Lan (1970 – Xiuyan, Cina) e Bernd Reiter (1948 – Colonia). Nei suoi “Dna Portraits” l’artista-fotografo Kevin Clarke combina l’impronta genetica di personalità viventi e/o storiche, costituita da una sequenza di lettere in composizioni grafiche metaforiche. Questa lettura può essere a buon titolo classificata come ‘genealogica’: il nostro materiale genetico contiene importanti informazioni che condividiamo non solo con i nostri antenati più vicini ma con moltissimi altri esseri umani. Anche i dipinti di Jiny Lan si confrontano con la genealogia in modo affascinante. L’artista nei suoi ritratti “Painterprinces”, allo stesso modo, ad esempio, di Jörg Immendorff o Georg Baselitz, affronta il…
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