Bue marino, le cave di tufo, gli scivoli di pietra e il mare cristallino

Il capitolo che segue è un estratto del libro ebook “Favignana Guida ai punti di interesse”, disponibile su Amazon e su Kobostore. Il testo, nell’ebook e nel libro cartaceo è arricchito con note contenti informazioni e dati aggiuntivi.

Bue marino Favignana: Scoprite cosa è un bue marino

Leggendo il capitolo seguente potrete scoprire, tra le altre cose, cosa è un “bue marino”. Nella sezione “Estratti” di questo sito potete leggere anche di altri luoghi dove fare il bagno a Favignana, come le bellissime Cala rossa e Cala azzurra.

Bue marino di Favignana

L’estremità orientale ha una costa alta alcuni metri e l’accesso al mare è difficile. Il punto più comodo si chiama Bue marino, è una discesa a mare in mezzo alle vecchie cave di tufo, l’acqua di fronte è blu scura con bellissime chiazze azzurre. Un piano di materiale composito realizzato dall’uomo permette l’accesso al mare come dal bordo di una piscina. L’acqua è qui subito fonda, non si tocca, c’è spesso corrente, l’ombra è poca, ma garantita da alcuni ingrottamenti delle cave, il contrasto e la vicinanza tra cave e mare cristallino fa di questo posto uno dei più apprezzati dell’isola.

Per raggiungere il Bue marino venendo dal paese bisogna seguire le indicazioni per Cala Rossa e proseguire seguendo poi quelle per il Bue marino, la strada è lunga meno di 5 km e l’ultima parte è una strada sterrata bianca di tufo.

Il nome Bue marino indica che un tempo qui esistevano le foche, in particolare della specie foca Monaca.

È una buona cala per i tuffi e consigliata quando il vento soffia da ponente, mentre è poco adatta per chi ha bambini piccoli.

Una volta giunti qui, dopo un bel bagno, seduti sul vostro asciugamano, provate a guardare con occhi diversi questo posto e ad immaginarlo quasi due secoli fa, in una qualunque giornata dell’anno. Le cave sono popolate dai cavatori di pietra, si sentono i colpi dei loro strumenti sul tufo, alcuni lavorano dentro a cunicoli per molte ore, al lume di una candela, perdendo il senso del tempo, rischiando la vita e ricoprendosi di una pesante polvere bianca. In acqua non ci sono turisti a fare il bagno, ma altri lavoratori che stanno sulle imbarcazioni in legno chiamate schifazzi, con la vela triangolare. Si avvicinano alla costa e chiamano i loro compari sull’isola, che arrivano col carretto tirato dall’asino, carico delle pietre estratte. C’è un gran vociare, bisogna avvicinare la barca alla roccia e con quegli scivoli in pietra caricare i tufi sulle barche, é l’ultima parte di un lavoro pesante pagato a cottimo. Questi pezzi di Favignana vanno a Palermo, quelli a Trapani, quegl’altri a Marsala, altri ancora a Tunisi.

Così Favignana si svuotò per costruire case e palazzi altrove, trasformandosi. Quello che vedete qui al Bue marino é il risultato della frenetica attività umana durata oltre due secoli.

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Foto di uno degli scivoli di pietra che venivano usati al Bue marino per caricare i blocchi di tufo sugli schifazzi.

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